02/02/2024

Ariston senza veli

Quest'anno, sul palco dell'Ariston ci sarà un nuovo protagonista. Si tratta proprio del suo proprietario, Walter Vacchino, che ha già impugnato la coppa del vincitore - almeno morale - con l'uscita del libro "La scatola magica di Sanremo", in cui si anticipano le meraviglie del prossimo Festival mettendo a nudo il teatro più chiacchierato d'Italia: in questo testo, la "scatola magica" della famiglia Vacchino si mostra senza veli, ma mai senza eleganza, in occasione della settantaquattresima edizione della famosa kermesse.

Il libro, scritto in collaborazione con Luca Ammirati, nasce dal desiderio di Walter Vacchino di raccontare una storia: la storia della sua famiglia, intrecciata indissolubilmente a quella del teatro, la sua più grande passione, il suo più ambizioso progetto e la vocazione che, di mano in mano, di cuore in cuore, è passata di padre in figlio fino a Walter e sua sorella Carla. E' una storia di quelle che si leggono col cuore in mano e talvolta in gola, perché si tratta di un'avventura incredibile, capace di appassionare chiunque alle sorti di un vecchio teatro i cui legni sono impregnati di vita, di ricordi, di lacrime e di sudore. Sulla punta della penna di Walter Vacchini il palco dell'Ariston si riempie di vita e di colori, rimettendo in scena i suoi più grandi momenti fin dal giorno in cui il padre Aristide pose la prima pietra del pezzo di storia e mito nazionale che oggi conosciamo come il Teatro dell'Ariston, e pronunciamo con l'immagine delle sue mille, sfavillanti luci riflessa negli occhi. Un racconto toccante, a tratti malinconico e struggente, ma anche divertente, pieno di ironia e dell'inesauribile ottimismo di Walter, di Carla, dei loro genitori e dei loro nonni, che con indefesso spirito di sacrificio ed etica del lavoro hanno inaugurato un sogno arrivato fino a noi nelle sembianze dell'unico, vero teatro d'Italia. Dite Ariston e dite Sanremo, dite Festival, dite meraviglia. La missione di una famiglia è diventata mito nazionale; il sogno costruito con pazienza, e sacrificio, e ogni goccia di energia, è diventato il palco da cui far sospirare, ridere, piangere un Paese intero.

La settantaquattresima edizione del Festival inizia con un tributo, un dolcissimo memoriale dell'uomo che, nell'ormai fortunatamente lontano 2020, si chiedeva se la sua creatura, il suo teatro, sarebbe mai tornato a brillare, all'indomani della pandemia che ha tenuto in sospeso il fiato del mondo. Se l'avrebbe mai più visto riempirsi di vita, di risate e di sbalorditivi talenti; non in ultimo, se tutte le famiglie che, come la sua, dipendono dalle sorti dell'Ariston e nel teatro, tra i cavi delle luci attorcigliati sotto il palco, trovano anche le proprie radici, sarebbero sopravvissute a quel momento durissimo. Walter ha pregato, in cuor suo, di poter brindare a un nuovo anno insieme a ciascuno di loro.

E così facciamo noi, in suo onore, alle porte della nostra festa più bella. All'Ariston, e, citandolo, a questa storia, questa nostra storia, che deve andare avanti.

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